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Mesdì: si beve bene a tutte le ore!

Pochi mesi fa, in un convegno organizzato con Confagricoltura Torino avevo avuto il piacere di commentare un testo di viticoltura destinato agli Istituti Tecnici Agrari scritto negli anni ’30 da Giovanni Dalmasso l’agronomo e ampelografo, autore, insieme all'onorevole Arturo Marescalchi, della monumentale Storia della vite e del vino in Italia. La pubblicazione parlava dell’uva Nebbiolo che veniva vinificata spumantizzata e dolce. Sorprendente per noi bevitori del Ventunesimo secolo?


In tempi recenti ho assaggiato parecchie bollicine originate dall’uva a bacca nera più famosa del Piemonte - e non solo - e pertanto, mi sono subito trovato a mio agio, nell’incontro torinese con la cantina Casina Bric al ristorante Insieme, la scorsa settimana. Evento che iniziava con una introduzione storica dedicata proprio a quest’uva e alla sua vinificazione.


Gianluca Viberti, rigore sabaudo e professionalità ineccepibile, ci accoglie per un pranzo costruito intorno all’uva Nebbiolo con il coinvolgimento del padrone di casa, Ded Gaci. Si rompono gli indugi con due spumanti: un metodo Martinotti (evviva! Nessuno ha parlato di Eugène Charmat) e un Metodo Classico Pas Dosé. Entrambi rosé, i due vini seducono e il figlio del lungo (anzi lunghissimo: 12 - 18 mesi) soggiorno in autoclave, lungi dal sembrare un parente minore incanta, appena più accentuato di colore ma con una struttura da fare invidia a molte cuvée blasonate. Il Metodo Classico, dal bel colore pesca, gioca sulla finezza e i sentori floreali dei Nebbiolo raffinati di questa parte della Langa. Difficile indirizzare la mia preferenza, proporrei un menu a tutta bolla con le due tipologie in alternanza, con piatti non solo regionali ma strizzando l’occhio anche l’Oriente perché queste due etichette possono reggere matrimoni non scontati. Azzeccato l’abbinamento proposto con il Martinotti ad aprire le danze con gli squisiti amuse-bouche e il Pas Dosé a supportare l’antipasto denominato “territorio” con battuta di Fassone, salsiccia di Bra e immancabile vitello tonnato.


Si continua con quattro millesimi del Bricco del Viole, affinati in botti e tini grandi da 25 e 50 ettolitri per 18/24 mesi; un Barolo senza compromessi, di quelli con la B maiuscola, pura espressione della terra e dei più alti vigneti del comune che dà nome alla denominazione. Terroir e tecnica di cantina si sentono; trascurando le specificità delle diverse annate, si plaude al Barolo sicuramente austero -è un piemontese duro e puro - che guarda all’invecchiamento e alla finezza ma che già da giovane non aggredisce con tannini verdi. Semmai accenna e promette future sensazioni.


La mano di Gianluca è quella di chi è nato e cresciuto in questa terra benedetta dagli dei dell’enologia e ne conosce le mille variabili e sfumature ma anche quella dell’agronomo ed enologo. La sua è una viticoltura logica che ha origine dal rispetto per sé stessi, per il luogo in cui si vive e che si vuole tramandare. Agricoltura ragionata e tradizione vanno a braccetto per dare vini all’immagine del titolare ma anche delle colline di Langa e della loro storia.


Ci siamo trovati a Mezzogiorno, Mesdì in Piemontese e il percorso non poteva che chiudersi con l’omonima bottiglia: Mesdì, vino che si declina in bianco, rosso, rosato ma anche Barolo. Il vino, in un passato neanche troppo lontano, era il compagno di ogni pasto, anzi era un alimento, specie per chi lavorava i campi, un nettare sincero che doveva sollevare, rinfrancare ma anche accompagnare la convivialità nei giorni di festa. Quindi facile da bere, fresco, senza inutili fronzoli, come questa linea da uve autoctone il cui nome già contiene l’essenza della cantina. Piacevolezze e leggerezza che si percepiscono sin dall’etichetta con colori diversi, tratte da un’opera del pittore Gianni del Bue assieme all’intervento grafico di un altro artista: Gianluca Cannizzo per il logo.



La cucina di Ded Gaci è stata comprimaria di una selezione enologica che anche se a Mesdì, poteva essere compagna di importanti disné. Sicuramente tornerò a trovare lo chef, conosciuto anni fa alla Madia, per assaggiare i piatti della carta e andrò in cascina da Gianluca perché la sua puntata torinese invoglia e invita a una più approfondita esplorazione del mondo di questo figlio d’arte che ha saputo imporre il suo stile personale, nella sua azienda, sotto e con la complicità del cielo di Langa.



460 Casina Bric

Località Bruni, 8 – Serralunga d’Alba (Cn)

Tel: +39 0173 209369 - 347 0689643

https://www.casinabric-barolo.it - info@casinabric-barolo.it




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