• Alessandro Felis

Birra enigmatica dalla Collina Torinese ma non solo…


Sacro e profano: una commistione o una dicotomia che riassume lo spirito di Castelnuovo Don Bosco, comune astigiano ma ancora intriso di torinesità. Dai natali del santo piemontese per eccellenza alle cantine e distillerie che hanno nella Collina una fonte privilegiata di uve cui attingere con la Freisa a farla da padrona, tutto sembra portare ai due orientamenti che ci attraggono e respingono costantemente, sui quali dibattiamo o ci scontriamo ogni giorno.


Tre settimane or sono, dopo lunghe sollecitazioni di una coppia di amici, finalmente il tempo per raggiungere con loro la cittadina e andare a conoscere un locale “alla cieca”, non essendo stato informato esattamente della meta. Si prospetta un aperitivo, al massimo una merenda sinoira. L’indirizzo rimane sconosciuto: la gita da Torino si rivela avvolta da un velo di mistero. Arrivati a destinazione si posteggia facilmente sulla piazzetta antistante il luogo prescelto: una birreria che serba alcune simpatiche e intriganti sorprese. Viene così svelato l’arcano mistero: un luogo apparentemente normale dove ci accoglie Stefano Bonaventura, per l’occasione coadiuvato da papà Armando che, seppure in pensione, partecipa con trasporto e passione alla vita di questa creatura nata circa un anno e mezzo fa.


Del birrificio artigianale PPC di Nichelino – acronimo dell’espressione piemontese che invita a mantenere un basso profilo e dove le due ultime iniziali stanno per Pi Curt - rimangono le ricette di tre squisite birre, ora prodotte a Gorizia: una blanche, una rossa e una al miele. Dalla lavagna, una originale e, soprattutto, qualitativamente elevata selezione di hamburger – di fassona o angus o cinghiale e anche vegano – e lo stinco, che non poteva che essere cucinato alla birra. In questa stagione iniziano le serate polenta e cinghiale; una piccola selezione di vini del territorio completa la proposta. Stefano, di formazione enologo, ricerca solo materie prime ineccepibili e la sua clientela apprezza. Molti motivi per venire a trovarlo ma la chicca - viene così svelato l’arcano mistero - sta nella tavernetta del piano interrato che cela rustici infernot e soprattutto un enigmatico cunicolo che lascia molti interrogativi sulle origini. Alcune incisioni dal sicuro richiamo esoterico, simboli strani, frasi latine e la mente subito vaga e riporta a magioni templari, riti massonici e cerimonie occulte anche se potrebbe trattarsi, più verosimilmente, dell’opera di qualche rifugiato che durante il secondo conflitto mondiale, per ammazzare il tempo, scolpiva e costruiva, con l’intento di lasciare un interrogativo difficilmente risolvibile ai posteri. Per qualche minuto trasformati in silenziosi ed estasiati Indiana Jones, torniamo alla luce del sole incuriositi, divertiti e desiderosi di raccontare una piccola avventura che merita di essere vissuta il tempo di un aperitivo o una cena.


Una bella commistione tra birrificio, pub, piola, archeologia con l’accento piemontese che aleggia ovunque (mak brau: solo bravo). Sempre aperto alla sera dopo le 18, tranne il lunedì.


Mak Brau Brew Pub Via Alberto I, 1

Castelnuovo Don Bosco Tel: +39.327.98.58.932 www.makbrau.com – info@makbrau.com

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