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La Musica Ritrovata

  • Immagine del redattore: alessandro felis
    alessandro felis
  • 21 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

Il Teatro Civico di Ivrea venne inaugurato il 5 luglio 1834, cinque anni dopo l’affidamento dell’incarico di progettazione all’architetto Maurizio Storero. Un classico modello di teatro all’italiana composto da una sala a ferro di cavallo con palchi sovrapposti distribuiti in tre ordini e sovrastati da un loggione. Su proposta dello scrittore canavesano Salvator Gotta, nel 1922, il Teatro Civico venne intitolato a Giuseppe Giacosa, altro famoso letterato locale, che basterebbe ricordare come librettista di Giacomo Puccini.



 

Sotto l’apparenza defilata di un territorio chiuso su sé stesso, poco incline ad apparire, cova un impeto di produzione artistica non indifferente che, oltre ai succitati, ha molteplici nomi che hanno lasciato traccia a livello nazionale e non solo. Come sempre, alle nuove generazioni spetta l’onere di rinnovarsi, di individuare personaggi che possano perpetuare questa ricchezza culturale ma anche il dovere di ricordare, non serbando le ceneri ma mantenendo acceso il fuoco creativo di coloro che furono, parafrasando Gustav Mahler.

 

Proprio in quest’ottica si è splendidamente inserita la serata dello scorso venerdì 17 aprile. Già venerdì17, alla faccia della scaramanzia cui il mondo artistico è molto attento! Una presentazione di quelle che non si scordano, per portare alla luce un lavoro di gruppo che ha coinvolto un’operosa squadra di volontari capitanata dal presidente della Banda di Ivrea, Alberto Fornero, con Maria Jose Ragona deputata alla ricerca storica e Alice Fumero, regista della restituzione al pubblico.



 

Un team che si è lanciato sulle tracce delle origini della Banda, aprendo scatoloni dimenticati, recandosi all’Archivio Storico cittadino, spolverando e trascrivendo spartiti e testi su carte ingiallite - dalle belle calligrafie d’antan -, forieri di ricordi, emozioni: vere e proprie chicche di storie e sapere.


Le prime tracce del sodalizio musicale sono del 1851, si parla di complesso bandistico ma già nel 1876 si evolve in scuola di musica e orchestra del Teatro Comunale. Nel corso della serata si percorrono i passi più significativi di un viaggio che ci porta ai giorni nostri con un gruppo di musicisti più attivo che mai e che in occasione della presentazione ha deliziato il numeroso pubblico presente nell’ovattato ambiente di questo teatro bomboniera con la musica ritrovata dei maestri Mario Nubola, Aldo Canzano, Massimo Boario, Giulio Guindani e Giuseppe Vezzetti. All’inizio dello spettacolo, Fornero aveva ricordato che la musica muore se non è suonata.


 

Un lavoro immane, appassionato, con mezzi economici quasi inesistenti ma tanta voglia di scoprire e riportare alla vita note e persone attraverso la loro opera immortale. E dal palco, si suggerisce di valutare la possibilità di tornare al nome di Filarmonica Eporediese che campeggia sul vessillo storico, anch’esso emerso durante le ricerche. Solo una questione di immagine?  Tradizionalmente, il termine “filarmonica” indica una "società di amanti della musica" o un'”associazione fondata dai musicisti stessi” quindi da persone che volontariamente vogliono fare musica insieme, dedicando parte del loro tempo libero a comunicare col mondo attraverso le opere di chi ci ha preceduto.

 

Voto a favore della Filarmonica Eporediese, magari inserendo a completezza del tutto: Complesso Bandistico Filarmonica Eporediese.  Troppo altisonante? Assolutamente no, semmai un giusto riconoscimento a un impegno portato avanti nel tempo per creare piacere, anche a coloro che non conoscono la musica, perché l’ascolto non presuppone conoscenza ma coinvolge e “parla” a tutti.





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Alessandro Felis

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