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Quaresima: spirito e … carne

  • Immagine del redattore: alessandro felis
    alessandro felis
  • 14 minuti fa
  • Tempo di lettura: 2 min

L’Epifania tutte le feste porta via, è la fine delle feste di fine anno, delle vacanze natalizie e un po’ di malinconia pervade grande e piccini, anche se sempre di più si sente l’insofferenza delle persone al periodo che vorrebbe tutti più buoni ma che vede non poche incomprensioni, tante discussioni nascere nelle famiglie, tra coniugi, genitori e figli, cugini e affini vari, spesso per organizzare cene, cenoni e rinfreschi in modo tale da non dimenticare nessuno e soprattutto fare felici tutti. E così l’Epifania diventa agognata conclusione delle celebrazioni famigliari e viene spesso accolta come una liberazione. Ma è solo una parentesi perché se l’Epifania tutte le feste porta via; arriva Carnevale, e le Feste ricominciano ad arrivare. Questione di pochi giorni.


Il Carnevale è una festa dalle origini antichissime, sicuramente collegata ai Saturnali dell’Antica Roma, i cui rituali sono, per quanto possa sembrare strano, legati alla religione cattolica; difatti, tale nome stava a indicare il banchetto che si teneva l'ultimo giorno prima della Quaresima, periodo di riflessione e mortificazione del corpo e dello spirito che precede la Pasqua.

Carnevale, secondo l’interpretazione più accreditata sembra derivare dal latino carnem levare, levare la carne, peculiarità dell’intero tempo quaresimale, poi ridimensionata ai soli venerdì di questo periodo il cui inizio (Mercoledì delle Ceneri) e fine (Venerdì Santo) sono caratterizzati dal digiuno e l’astinenza, delle carni per l’appunto. Una volta, il Codice di Diritto Canonico prevedeva la privazione della carne per tutti i venerdì dell’anno.


Periodo di festeggiamenti, sfilate, usi e costumi molto diversi da paese a paese, città a città, eccessi, anche e soprattutto, oggi, in cucina dove dominano i fritti, specie dolci perché ghiotti, invitanti ma anche veloci da fare anche per numeri importanti di commensali. Bugie, chiacchiere, frappe, cenci, castagnole ma anche frittelle di mele e affini, a seconda delle regioni e piatti consistenti come i fagioli grassi canavesani che diventano tofeja dal nome del contenitore di coccio ove si cucinano, sono la norma e il biglietto di visita di un periodo in cui la trasgressione, l’esagerazione erano la norma.


E così, oltre al significato spirituale, la Quaresima, lunga tanto da originare un detto popolare, diventa necessaria parentesi di purificazione, disintossicazione del nostro organismo - detox, usando un termine molto di moda - dopo l’abbondanza e la ricchezza della mensa carnevalesca.

In passato, specie nelle zone di montagna, lontane del mare e dove dominavano i capi bovini e suini i grassi per friggere erano prevalentemente derivati animali - lardo, strutto, sugna - e pertanto venivano bandite tali preparazioni dal menu quaresimale. Il divieto era esteso anche ai grassi vegetali perché, per via della componente unta, oleosa, venivano comunque associati al mondo animale e le norme d’antan non transigevano. Almeno, quasi sempre, difatti è simpatico ricordare che in Piemonte, si concedeva, tollerava, l’uso di un po’ d’olio per la bagna caoda, vero e proprio piatto della convivialità la cui importanza sembrava tale da modificare, andare oltre i dettami imposti dalle gerarchie ecclesiastiche.

Articolo pubblicato anche su www.agrrinewsitalia.it



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