La Scarpetta, s’ha da fare!
- alessandro felis

- 14 minuti fa
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Alzi la mano chi non ha mai fatto la scarpetta e sono sicuro che nessuno lo farà. Ma non intendo a casa, in privato, di nascosto dagli altri, sarebbe troppo facile e scontato, mi riferisco al pucciare, con somma delizia, un morbido pezzetto di pane in un godurioso sughetto, in un’occasione importante, con convitati raffinati, in un ristorante elegante. Se il cuoco è stato bravo, nessuno se la sente di lasciare nel piatto il meglio della ricetta. E così ci spiega, Noemi, chef dall’aspetto ancora più giovane dei suoi 28 anni, il nome del locale vuole proprio riportarci al piacere di intingere, per assaporare sino all’ultimo l’essenza di quanto cucinato. E già abbiamo un’indicazione fondamentale sulla tipologia della proposta della casa: una “cucina cucinata”, scusate il pleonasma, l’apparente bisticcio di parole, ma quando ci vuole, ci vuole. Anche perché si può fare la scarpetta in un piatto moderno di quelli assemblati in cucina con le pinzette filateliche, il fiorellino, le spugne, il gel, la polvere di capperi e altre invenzioni di pseudo-cucina più da operetta che da ristorante?

E poi mi piace raccontare come sono arrivato in questo luogo che sa di vissuto, di passato che riporta alla grande arte di Castellamonte, alle sue ceramiche, stufe in primis. Il deposito di una vecchia fornace, aperto a pranzo e a cena, tranne lunedì e martedì, rivive e sempre intorno al fuoco per cuocere non la terra da plasmare ma le materie prime stagionali e proporle in modo creativo ma non improvvisato. In sala, la sorella minore della chef, Sara, sorridente e professionale, illustra le proposte molto personali di Noemi che si è formata al CIAC di Ivrea, prima di perfezionarsi in giro per il Canavese e approdare qui. Ho pranzato con Franco Bonda, proprietario dei muri e socio di questo e altri tre locali che sicuramente scopriremo nelle prossime settimane. Lo avevo conosciuto, pochi mesi fa, come presidente dei Disciples d’Escoffier di Piemonte e Valle d’Aosta e chiacchierando siamo tornati indietro nel tempo di ben 60 anni quando iniziò la sua carriera all’hôtel ristorante La betulla di Bioglio. Lui muoveva i primi pass in cucina ed io, adolescente, già mi dilettavo a gustare quanto ordinato. Ricordi, storie vissute, bei tempi che si ricongiungono a un presente tutto da apprezzare.

Squisito il filetto alla crema di tartufo che temevo impegnativo e che si è rivelato saporito quanto basta e leggero, anche nella digestione; sorprendentemente piacevole la macedonia scomposta che non è così dietetica come il nome lascerebbe immaginare. Un po’ di frutta fresca c’è ma con gelée di agrumi, fichi ricoperti di cioccolato gelati e …. tanto piacere. La carta è affiancata a pranzo da un menu veloce che propone due primi e due secondi a scelta, con acqua e caffè a soli 15 euro. Taglieri di formaggi e salumi, ma non solo, dai 10 ai 50 € che con una buona etichetta, anche locale, dalla breve ma ragionata cantina, diventano una simpatica merenda sinoira. Squisite le paste di meliga, di Pignoletto rosso, servite con la piccola pasticceria.

Le due sorelle originarie di Cuorgnè sono una gran bella sorpresa e, sicuramente, si prospetta loro un futuro promettente con la benedizione di Franco che, alle molteplici sfaccettature della sua vita da cuoco, aggiungerei quella di bravo talent scout.
La Scarpetta
Provinciale, Frazione Spineto 61 - Castellamonte (To)
Tel: +39 371 662 1096



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