• Alessandro Felis

San Giors, passato, presente e futuro della cucina torinese.


A ridosso di Porta Palazzo e del Balon, luoghi vivi e cari ai torinesi per le tante storie che vi si possono leggere solo attraversandoli, sorge un insostituibile tassello dell’ospitalità della nostra città. Le testimonianze sull’esistenza di questa locanda risalgono molto indietro nei secoli e raccontano dei personaggi illustri che la frequentavano.


Ho ricordi personali, non così lontani ma nemmeno, ahimè, così vicini di quando da bambino sentivo nonni e genitori parlare del San Giors come di uno dei locali di riferimento per gustare l’autentica cucina piemontese. Erano tempi in cui la Nouvelle Cuisine non era ancora nata e creatività e rivisitazione erano termini che non si adattavano alla gastronomia. Da adolescente, trasferitomi a Torino, ho avuto modo, più volte di vivere l’indimenticabile esperienza del carrello dei bolliti fumanti, dei tanti saporiti antipasti e al solo pensiero, i riflessi condizionati di Pavlov sono quanto mai realtà.


Dopo un po’ di tempo trascorso in sordina, Borgo Dora - come ancora viene chiamato questo scrigno senza età - torna a rivivere con nuova linfa grazie a Simona Vlaic, architetto riconvertito alla buona tavola. Non preoccupatevi: il locale non è stato stravolto, come troppo spesso avviene. Il parquet che scricchiola, il profumo del legno, gli specchi patinati dai secoli, i mobili d’antan, è tutto lustro ma autentico e redivivo per accogliere con il DNA della vecchia Torino.


La carta racchiude passato e presente del locale. Ci sono gli immancabili, gli evergreen e a 32 € il bollito misto si declina nei classici tagli, ammennicoli e salse. Lo assaggeremo la prossima volta. La prima visita vuole scoprire la mano di Manolo Murroni, chef di origine sarde, perfezionatosi con molteplici esperienze in giro per il mondo. Gli amuse-bouche d’ordinanza danno il la con la quaglia caramellata alla soja che colpisce. Il vitello tonnato è perfetto nell’esecuzione; qualche commensale lo trova un po’ asciutto, scordandosi che la nostra Fassona, proprio per la scarsità di grasso, rimane leggermente consistente e la salsa deve proprio accompagnarla, fornendo morbidezza. Mi è piaciuto il capitone glassato ed è un bel complimento per uno che patisce alquanto tutto quanto striscia in terra e acqua. Mi verrebbe da dire, non solo del Regno Animale ma mi fermo qui, è pur sempre una recensione gastronomica! Notevole il risotto al peperone con salsa d’acciughe e rana brasata. Un minuto in meno di cottura e lo avrei eletto tra i migliori piatti assaggiati negli ultimi mesi; rimane comunque sul podio. Il chutney di ciliegie dà acidità e sgrassa lo stinco di maiale: originale e azzeccatissimo. Si chiude con un semifreddo al cedro. Ottimo, di buona struttura e piacevole beva il Franciacorta millesimato 2011 di Enrico Gatti. A pranzo con due portate, acqua e caffè di sta sui 12/14 €.


Anche se siete di Torino e non avete intenzione di soggiornare in loco, chiedete di visitare le tredici stanze arredate da altrettanti artisti. La vista sui tetti, l’amalgama tra vintage e attualità, tra materiali poveri ed estro dei maestri di design creano un’atmosfera da cui sarà difficile distaccarsi.


Incredibile Torino, dai mille volti e dalle mille sorprese. Una bella scoperta che merita di essere approfondita.


San Giors

Via Borgo Dora, 2

Torino

Tel: +39 011 52 16 357

www. sangiors.it - info@sangiors.it

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