Quanta storia in un boccale!
- alessandro felis

- 5 minuti fa
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Erano anni che dovevo passare a trovare Bruno Gentile nel suo birrificio di Sant’Ambrogio ma qualche impedimento faceva sempre sì che si dovesse rimandare. Avevamo anche collaborato su alcuni eventi, tempo addietro, poi come spesso capita, siamo rimasti un po’ di anni senza incontrarci. Ci siamo rivisti a un evento, poche settimane fa, in piazza Vittorio a Torino, e avevo promesso di andare a scoprire il birrificio e il suo ristorante, quanto prima. L’ho fatto la scorsa settimana.
Poco distante dal centro del comune sorge un vecchio stabilimento industriale, ora sede dell’attività di Bruno e della moglie Leandra. Una dimora dal passato che racchiude belle storie di uomini e di lavoro. Nato come cotonificio dell’imprenditore svizzero Giacomo Bosio, fine Ottocento, nell’opificio sono filate le prime maglie dei giocatori del Torino FCC e anche uno juventino, seppur tiepido, come il sottoscritto, ha provato una piccola emozione scoprendo questo scorcio di storia, e Pietro Bosio, figlio di Giacomo, è stato uno dei fondatori della società, oltre che provetto giocatore che aveva portato in Italia il football. E poi, ancora, Bosio padre, dopo il tessile diventa birraio e crea il primo birrificio di Torino, forse d’Italia, in via della Consolata, che successivamente col nipote Simeone Caratsch, birraio in Svizzera, diventa Bosio e Caratsch. Un destino scritto nel passato, la birra aleggiava già e, in un certo mondo, tredici anni fa, i coniugi Gentile hanno rilevato un testimone ideale.
Lo stabilimento nel 1957 diventa sede della fabbrica torinese di motocicli Itom per poi ospitare l’azienda delle impastatrici Imperia, altro marchio iconico che tutti ben conosciamo per averne sicuramente avuto un esemplare in casa e ammirato una mamma, nonna o zia che ne ricavavano sottili strati di pasta con incredibile savoir-faire. Successivamente abbandonata, la vecchia fabbrica in stile Liberty è ritornata agli antichi splendori grazie ai Gentile.

Bruno è un fiume in piena e il cassetto dei ricordi secerne ancora mille storie che fanno di questo un luogo magico, non solo per essere ubicato sotto l’ala protettrice della Sacra di San Michele che incombe dall’alto del monte Pirchiriano.
Esempio indiscusso di archeologia post-industriale, la struttura ospita il birrificio, il ristorante e in un’altra ala, una collezione privata di auto d’epoca. Nel cortile interno, il club di padel e in un futuro abbastanza prossimo, una casetta accoglierà un bed & breakfast. “Un’attività – specifica il padrone di casa – tutta imperniata sul benessere della persona.”
Aperto a pranzo e cena, il ristorante propone un menu pranzo scritto sulla lavagna e una carta ampia che si articola in stuzzicherie, taglieri, pinse, antipasti, carne, insalatone e tante altre sfiziosità. Importante sottolineare la collaborazione con produttori locali per garantire ingredienti freschi e di qualità: formaggi d’alpeggio, salumi artigianali, verdure di stagione e carni selezionate.
Trascinato e assorbito dai racconti di Bruno, le birre artigianali, centro dell’universo San Michele, rischiavano di essere trascurate e sarebbe stato un gran peccato! Sedici referenze per ogni gusto, i cui nomi sono ispirati alle opere liriche, a tante eroine che sono state abbinate alle etichette in base alle loro caratteristiche. Una per tutte, Camen è la birra dalle sensazioni dolci - amare che condivide con la gitana anticonformista, sensuale e focosa, protagonista del capolavoro di Bizet, la passione. Piatti a partire da 10 €, birre alla spina da 4 € per la 0,25 l e in bottiglia da 5,50 € per la 33 cl.

E tutto nacque, una quindicina di anni fa, quando un imprenditore informatico, di passaggio a Bruxelles, per lavoro, una sera di pioggia, si rifugia per cenare nel birrificio di fronte all’albergo in cui alloggia. Folgorato da orzo, luppolo e lieviti, da quel momento la birra diventa l’essenza della vita di Bruno.
Birrificio San Michele
Tel: +39 011 905 1907
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