Trentatré è il numero quasi perfetto!
- alessandro felis

- 2 giorni fa
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Era da molto che non tornavo nel centro di Cherasco e, come faccio sempre da quando ho scoperto il comune che considero la porta delle Langhe, l’ho girato in lungo e in largo, a piedi, per immergermi in cotanta bellezza. A poco più di mezz’ora da Torino, il luogo dove non esiterei a traslocare se solo si liberasse una delle splendide dimore che ne costellano l’abitato. Facciate sobrie che celano giardini e interni di rara eleganza, simbolo reale del Barocco piemontese e dello spirito sabaudo che bada alla sostanza, alla concretezza più che all’apparenza.

Tra tante residenze intrise di storia, aleggia l’armistizio firmato il 28 aprile 1796 tra Napoleone Bonaparte e Vittorio Amedeo III per il Regno di Sardegna e, a pochi metri da dove venne siglato, si erge Palazzo Burotti di Scagnello, costruito solo 24 anni prima del celebre trattato. Una perla rara nel diadema di gemme secrete nella cittadina. Di proprietà del marchese Fracassi, unico produttore di Barolo del territorio che grazie a lui si può annoverare tra i magnifici 11 della storica Docg langarola.

Se ne varca la soglia, accolti da Maria Paltueva, moglie dello chef e, come in un film di fantascienza, si torna al passato, in un’altra dimensione dove l’ambiente è una cornice in cui inserirsi per vivere alcune ore all’insegna dell’evasione, coccolati da mille attenzioni. Atmosfera ovattata che incute persino un po’ di soggezione - la gena piemontese - sensazione accentuata dai titolari che estrinsecano una professionalità ineccepibile, quasi distaccata, un timore reverenziale che riporta l’ospite ai tempi che furono e che, cammin facendo, si smussa e arriva qualche sorriso che alleggerisce il clima. Da entrambe le parti si tira un sospiro di sollievo e si passeggia tra le portate che strizzano continuamente l’occhio alla storia della cucina con il servizio al guéridon la cui apoteosi è il filetto alla Wellington allestito in sala.

Il vincitore di Waterloo, ecco la storia napoleonica che torna in modo prorompente, ha una dedica degna della sua fama. Ineccepibile, dalla cottura perfetta, duxelles de champignons e fondo di cottura da manuale di istituto alberghiero, di quelli seri ovviamente. Un piatto che meriterebbe da solo l’esclusiva della recensione ma non sarebbe corretto per tutto quanto lo ha preceduto e seguito: dagli amuse – bouche (notevole la crema di barbabietola, aringa e panna acida) alla mise en place fino al carrello della pasticceria che diventa protagonista come una tavolozza d’arte bianca che spazia tra Italia - l’intera penisola -, Francia ed Europa dell’Est ed è un piccolo compendio che avrebbe commosso molti chef del passato, Carême e Vialardi, in primis.

Attenzione nei dettagli, apparecchiatura e scelta del vasellame maniacale, tutto denota la preparazione di Stefano Trentini, nativo di Vigevano ma cresciuto professionalmente in Piemonte, uno dei tanti allievi del maestro Luciano Regaldo quando insegnava al Prever di Pinerolo. Nella chiacchierata, dopo il servizio, viene anche fuori il periodo trascorso al D’Andrea a Barge, dagli amici Marco e Mara Roberto; riemergono ricordi e personaggi che hanno segnato la cucina del nostro Piemonte. Quella storia, fatta di donne, uomini, aneddoti, amicizie, che pochi conoscono, non certo i ristoratori della nuova generazione né tantomeno gli pseudo saccenti odierni ma che, per fortuna, ogni tanto riemerge e viene condivisa da alcuni illuminati che ne serbano la memoria, come qui in questo scrigno di beltà.
Aggiungiamo una carta dei vini redatta, comme il faut, con tanto di indicazione dei vitigni, due menu degustazione a 90 e 130 euro, e la speranza che la nostra coppia al comando del Trentatré perseveri sul cammino della ricerca dell’eccellenza!

A proposito, perché Trentatré? Un gioco che nasce da Maria che dobbiamo ringraziare per avere convinto il futuro marito, quando si sono conosciuti a San Pietroburgo, a mettersi in proprio con il suo aiuto e la sua esperienza di… interior design. Un salto al buio che è stato vincente e che necessitava di un nome originale. Stefano ha la “erre moscia”, quindi immaginate quando risponde al telefono e dice “qui ristorante trentatré”… Ecco svelato l’arcano che dimostra anche la vena comica della nostra coppia … fuori servizio.
A presto!
Trentatré
Via Vittorio Emanuele 103 - Cherasco (Cn)
Tel: +39 331 203 3999



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