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  • Immagine del redattorealessandro felis

M|A, da provare assolutamente.


Antonio Capolongo e la moglie Miriam Morrone, origine siciliane e pugliesi lui, calabresi e venete lei, hanno entrambi fatto la scuola alberghiera in Piemonte, nel Torinese per l’esattezza. Lui al Prever di Pinerolo e lei all’Albert di Lanzo. Tra i loro insegnanti, Edoardo Baviello, Enrico Caviolo e Giacomo Arancio sono stati tre maestri che hanno segnato una generazione di cuochi con un’impronta professionale non indifferente. Antonio viveva a Nichelino e Miriam a Venaria Reale e non potevano che conoscersi in un ristorante, a una cena con degli amici.


Da bambino, quando i suoi coetanei giocavano con le macchinine e le bambole, Antonio si dilettava con le pentoline e seppure nessuno nella sua famiglia operasse in ambito ristorativo o enogastronomico, il suo sogno era di fare il cuoco, per estrinsecare questo suo desiderio di avere le mani in pasta.


In campo lavorativo esperienze importanti lo portano in locali rinomati di Torino, poi per molti anni la gestione di un famoso circolo canottieri cittadino fino alla decisione, che da tempo si faceva strada, di rompere gli indugi e aprire il suo locale. Oltretutto con Miriam, sono una coppia affiatata, non solo nella vita, sono complementari anche professionalmente: lui cucina e lei prepara pasta e dessert. E la carta è servita!


Il locale è in una posizione strategica, centrale, a ridosso di Palazzo di Città, ai margini del Quadrilatero Romano senza esserne inglobato e soprattutto senza sposarne la filosofia di locali “mordi e fuggi”. Piano terra e primo piano, le salette, moderne e curate, modaiole e accoglienti, trasmettono intimità e la mise en place, nella sua essenzialità, come vuole la tendenza attuale, sin dal vasellame e le posate, il tovagliato e i bicchieri denota l’attenzione ai particolari.


Antonio è intransigente sulla provenienza e la qualità delle materie prime. La proposta non poteva che essere un amalgama delle terre dei titolari con la Sicilia e il Piemonte che fanno la parte del leone. Davide in sala e Aldo Menduni, zio di Miriam, al forno della pizza, completano la brigata. E la pizza? Una “padellino” con 36 ore di lievitazione, un lievito madre coltivato da 19 anni, farine Petra selezionatissime e l’impasto che si arricchisce di farina di mais e semi di girasole. La selezione delle “padellino” affianca, alla sera, le proposte della carta. A mezzogiorno, una sola “padellino” che varia quotidianamente. I taglierini di pasta fritta con mortadella o crudo di Parma di 30 mesi e burratina fumée devono essere assolutamente assaggiati. La pizza Cantabrico la prendo tutte le volte e… ci vado spesso.


Dalla carta, lasciatevi tentare da una delicatissima insalata di mare croccante o dal maialino iberico che si scioglie in bocca. Al reparto dolci, Miriam incanta con il tortino di mele, cannella e zabaglione al Caluso Passito. Questo vino è della Cantina Produttori Erbaluce di Caluso come altre proposte in carta. Da non dimenticare anche i vini di Faletta 1881 di Casale Monferrato.


Stavo per scordarmi: M/A? Le iniziale dei due titolari. Miriam e Antonio!

Attenzione però… è un locale che crea dipendenza!



M/A cucina e padellino

Via Corte d’Appello, 2 – Torino


(Credits by Irene Prandi)



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