Qui si mangia italiano
- alecannes
- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 3 min
Una frase che, appena letta, mi ha fatto venire in mente una scritta che campeggia, ben in evidenza, all’ingresso di un ristorante, nella centrale rue Hoche di Cannes, laddove ne sorgono decine di ogni tipo; una piccola arteria della movida che vive giorno e notte, soprattutto di turisti, dalle colazioni ai dopo cena. Ogni volta che passo da lì e leggo la suddetta frase, mi viene da sorridere. Ma in Francia, devono specificare che si cucina francese? Segno dei tempi, della proliferazione di locali etnici - molti anche che spacciano per cucina italiana quella che è lontana anni luce dalle nostre tradizioni - e pertanto si evidenzia anche quella dovrebbe la norma.
“Qui si mangia italiano”! Forse che fra qualche anno, lo leggeremo anche a Torino, per indicare che qualcuno ricorda ancora il nostro patrimonio, che anche se tutelato dall’Unesco, non è sempre così in buone mani. Ma per ora è il titolo di un libro. Un manoscritto il cui sottotitolo è “recettes italiennes méconnues des Français”, ricette italiane sconosciute dai Francesi. Mi verrebbe da dire che quasi tutti i nostri piatti sono estranei alla maggioranza dei cugini d’Oltralpe, ma l’autrice di questo piccolo compendio ha fatto una selezione in base alla sua esperienza maturata in tanti anni vissuti nell’Esagono, da privilegiata osservatrice dei costumi e dei comportamenti a tavola.
Avevo appuntamento con Sandra Ansaldi per visitare e parlare della sua enclave di gusto francese in quel di San Salvario “Chez Cosette”, ci siamo ritrovati a disquisire di tarte tatin e croque-monsieur, ça va sans dire, ma anche di mente, salute e cibo, desiderio di cose buone e abbiamo visitato con l’immaginazione e le parole, cantine dei nostri due paesi, botteghe artigiane, prodotti che ti mettono l’acquolina in bocca solo a nominarli e ripercorso le abitudini che dalle nostre mense accompagnano e illuminano la nostra vita quotidiana.
E il testo? Nonostante il già citato titolo, “Qui si mangia italiano” è scritto in francese, ma lo consiglio a chiunque mastichi un po’ la lingua di Molière, e a Torino e in Piemonte sono molti, perché la mia interlocutrice - che non saprei come definire tante sono le sue competenze - e psichiatra, gastronoma, cuoca, imprenditrice dalle mille idee è sicuramente riduttivo, è riuscita in poche righe, per ogni proposta a concentrare le modalità di preparazione e una breve storia dell’origine del piatto. Un percorso che ho sempre sposato, che riporta alle origini di quello che mangiamo, cioè, c’est à dire di quello che siamo. Caponet e gelo di mellone, tanto per estrapolarne solo due esempi, e mellone con due “l”, non è un refuso…. Leggete e capirete.

E poi abbiamo anche gli abbinamenti col vino o meglio les vins conseillés che spaziano dal Piemonte alla Sicilia senza scordare alcuna regione dello Stivale. Non potrebbe essere altrimenti, Sandra ha un cuore piemontese, una testa francese e una passione senza frontiere che abbraccia Italia e Francia per tutto quanto fa stare bene “côté sentiment et cuisine”. Non credo che ci sia bisogno di tradurre.
Ed ora arriviamo ai compiti per le vacanze: da leggere, assolutamente, quest’estate, con il plus valore del ripasso o del primo contatto con la lingua francese. Tanto oggi tra traduttori on line e AI, tutto diventa più semplice o no?
E prossimamente, su queste pagine, scriverò anche della creatura nata dall’impegno e dall’amore divorante di una donna di successo per tutto quanto nasce dai fornelli e porta benessere fisico e mentale: "Chez Cosette".




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