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  • Immagine del redattorealessandro felis

Tekum, piace ai cuochi e … a me!

Bello che sia un cuoco a chiamarti per consigliarti di andare a provare la cucina di un collega che merita! Se poi la telefonata arriva dall’amico Mehdi el Omari, è tanto più apprezzata perché sarà anche l’occasione di andare insieme alla scoperta del nuovo locale, pranzando e facendo quattro chiacchiere, cosa che solitamente da lui, nel ristorante piemontese che profuma di Maghreb - o forse marocchino che ha sposato la terra sabauda? -, non puoi fare per il semplice motivo che deve spadellare per i clienti.


La premessa era ghiotta, salvo poi essere stato “piantato in asso” da Mehdi per un validissimo motivo e quindi rimandiamo le chiacchiere a un’altra volta ma non la visita a Rivoli. Ci vado da solo. Programmo il navigatore e seguo le indicazioni per il centro storico della cittadina alle porte del capoluogo.


Bella la zona che non conoscevo; poco appariscente, dall’esterno, il locale. Appena varcata la soglia, pervade una sensazione di eleganza, discreta, non ostentata. L’apparecchiatura - mi piace anche di più che mise en place - moderna, modaiola ma non banale anzi di tono e raffinata. Venticinque posti che nascono intorno alla chicca del locale, il vecchio forno, logato Maffei e Garizio. Già, il locale ha un’anima o forse un cuore gastronomico e non uno qualunque: era il luogo dove la gente del borgo, forse dell’intera zona, portava a cuocere il proprio pane. Il centro nevralgico, la base della sussistenza, della vita per una intera comunità.


Un passato non da poco, qui nasceva il cibo quotidiano; probabilmente un segno del destino che mette oggi al timone della nuova attività, Davide Trotta. È approdato in loco da soli cinque mesi e per la prima volta come chef patron, nel suo. Un’avventura condivisa con la compagna Giulia che sposa appieno il progetto seppur mantenendo sensatamente una sua attività all’esterno. Insieme hanno dato anima e corpo: tutta la loro energia e le loro economie. Una scommessa importante dopo gli anni in giro per il mondo, non ultimi Stati Uniti e Australia.


In questo preciso istante mi sento di dire che hanno fatto bene, anzi benissimo perché la prima visita è stata al dir poco convincente. Una degustazione di alcuni piatti della carta e l’impressione è quella di concretezza, cucina creativa, senz’altro, ma cucinata - chiedo scusa per il bisticcio di parole - sapori ben definiti, piatti gustosi e nel contempo moderni, la tecnica e le presentazioni odierne con quella mano che, oggi, non trovi quasi più.


Un dettaglio mi colpisce: il cestino del pane. Spesso non capisco perché i cuochi si ostinano a proporlo fatto in casa quando ci sono fior di panettieri; qui, nella sua semplicità apparente è azzeccatissimo: bianco, ai sette cereali e al curcuma più una focaccia soffice come la trovi raramente. Mollica sofficissima e crosta croccante che è un piacere. Aggiungiamo uno squisito burro di panna, morbido come di deve per farsi spalmare. Obbligatorio rifiutare l’invito del garbatissimo Vincenzo, che gestisce la sala, di portarne altro per semplice decenza e consapevolezza che il menu è articolato e impegnativo.


Non citerò tutti i piatti, anche se tutti meritano l’encomio. Il Gin tonic affumicato in aperitivo con l’ostrica all’aria di bergamotto dà il La e piace. I plin con spuma di Grana e polvere di liquerizia racchiudono mille sensazioni ed entusiasmano, la cottura del maialino con patate viola è perfetta, il curry di rombo al latte di cocco su base di riso Basmati porta note di Oriente dall’equilibrio straordinario e il dessert, non molto dolce come amo, vera tavolozza d’autore alla vista, chiude con la dovuta freschezza del limone e del lampone. Originale e dalle etichette non scontate la carta dei vini tra cui il Chiaror sul Masso, un Martinotti di Timorasso de I Carpini che dà l’inizio con lode del percorso. Menu degustazione a 40 e 60 euro.


Squadra giovane - il titolare ha 35 anni - completata da Beatrice in cucina, che non vedo l’ora di tornare a trovare. Se, come penso e mi auguro, si confermerà la mia prima valutazione non posso fare a meno di pensare “ristoratori torinesi, tremate o meglio gioite perché il nostro territorio si arricchisce di una gran bella tavola.”


E Mehdi? Non mi resta che ringraziarlo e ora mi “toccherà” andare a trovarlo anche per la chiacchierata rinviata. Sarà l’occasione per ritrovare le sue ricette e… godere di un altro bel momento.


Tekum Food Lab

Piazza Bollani, 1 - Rivoli

Tel: +39. 011 92 19 025







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